"Certo che sei proprio strano come medico, caro Angelus" quasi bisbigliò Karl Ferdinand von Wasa, il Principe vescovo di Breslavia, presso il quale Angelus ormai prestava i suoi servigi, "parli come un invasato, ma che vuoi dire?".
Sì, vostra Grazia, io provo a curare anche con le parole, sono certamente un medico, ma anche un poeta, come sapete.
"Sì, lo so, e sei anche un bravo medico, mi curi con grande perizia, ma a volte ho paura che tu dica cose un po' troppo estreme. Anche se, grazie a Dio, ti sei convertito dall'eresia luterana alla verità cattolica, certi tuoi versi mi sembrano un po' azzardati, come quando scrivi: "Nascesse mille volte Gesù a Betlemme, se non nasce in te, saremmo perduti in eterno".
E non è proprio così? vostra Grazia?, riprese Angelus con nuova veemenza, se ora Gesù non nasce in me, se oggi e ora cioè non è Natale in me, l'eterna nascita di Dio nell'uomo, a che cosa mi serve il Natale del 25 dicembre? a niente, Signore, ve lo garantisco, anche se per ora tutto ciò può ancora sembrare azzardato o addirittura eretico, ma non è affatto eretico, è la più sana e profonda dottrina che Cristo stesso ci ha trasmesso. E anzi ora, in questo giorno di vigilia, in questo 24 dicembre del 1664, le voglio donare un altro pensiero, ascolti: “Perché agitarsi tanto? Non andrai in cielo prima d'essere tu stesso un cielo vivente.”
Il Principe-Vescovo annuì, guardò il suo folle medico con particolare affetto, e forse una lacrima uscì dal suo volto così tanto austero.
Marco Guzzi
